La posizione del mio sito su Google: come viene calcolata?

In quale modo Google (ed in genere, i motori di ricerca) calcolano la posizione di un sito all’interno di un insieme di risultati? Spendiamo due parole per descrivere quale sia il processo per il quale una certa pagina web appare o meno all’interno di una pagina di risultati di Google o in generale di un motore di ricerca qualsiasi (Bing, Yahoo!!, Virgilio ecc. adottano strategie simili). Abbiamo volutamente sostituito il termine pagina web, al posto del più generico “sito”, perché la posizione è calcolata differentemente pagina per pagina. Non solo, la posizione di ogni singola pagina è differente in base alla parola chiave che viene ricercata, alla località dalla quale viene effettuata la ricerca ed ad un’infinità di altri fattori. Andiamo per ordine.

Calcoli ed equazioni

Prima di tutto, Google vi deve conoscere

Innanzi tutto Google deve conoscere il vostro sito: deve insomma sapere che il vostro sito esiste sul Web e corrisponde ad un determinato URL. Per questo motivo è sempre meglio comunicare a Google ed agli altri motori di ricerca l’esistenza del vostro sito appena possibile utilizzando le funzionalità di sottoscrizione che alcuni motori mettono a disposizione: Prima Google vi conosce, prima indicizzerà e visiterà il vostro sito. Una volta a conoscenza della vostra presenza, Google dovrà poter visitare le pagine del vostro sito leggendone i contenuti, i link, le immagini, gli attributi fondamentali di ogni pagina e così via. Queste operazioni vengono denominate spidering e sono effettuate da GoogleBot, lo “spider” di Google, che naviga tutte le pagine del vostro sito e le invia allo Storage centrale, un grosso “magazzino” di bit dove le pagine del vostro sito vengono temporaneamente memorizzate per essere successivamente analizzate. Considerate che il processo di indicizzazione, per siti appena pubblicati, dura normalmente dai 2 ai 6 mesi. Esistono poi tecniche particolari per “sveltire” l’indicizzazione ma per la maggior parte dei siti il tempo di attesa è grossomodo questo. Dovete quindi avere pazienza: durante questo lasso temporale il sito semplicemente non sarà posizionato per nessuna parola chiave. Per controllare molto rapidamente se una pagina è indicizzata o meno potete usare il nostro tool.

L'Elaborazione delle pagine per il calcolo del Ranking

Periodicamente poi, le pagine vengono elaborate per definirne il Ranking: ovvero l’indice di autorevolezza che Google attribuisce alla singola pagina rispetto ad una o più parole chiave. L’elaborazione delle pagine procede prima di tutto attribuendo uno o più Topics (Argomenti) ad ogni pagina, rilevati in base all’analisi semantica della pagina stessa. Per esempio una pagina che spiega una ricetta vegana sarà plausibilmente classificata con argomenti simili a “cucina”, “natura” e “ricette”. Non sappiamo con esattezza quali siano i topic che i vari motori usano ma è probabile che, Google per esempio, utilizzi classificazioni simili a quelle rilevate in ADWords.

Google è in grado di classificare ogni sito in base agli argomenti che tratta, a vari segmenti di affinità e probabilmente a molti altri cluster (insiemi) di informazioni a noi non noti. E’ ovvio quindi che i posizionamenti di ogni pagina siano derivati anche da questo tipo di classificazioni.

Google è in grado di classificare ogni sito in base agli argomenti che tratta
Google è in grado di classificare ogni sito in base agli argomenti che tratta
Google è anche in grado di classificarli in base a segmenti di mercato specifici
Ed è anche in grado di classificarli in base a segmenti di mercato specifici

Oltre alla classificazione per argomenti, Google provvede ad analizzare il testo di ogni pagina alla ricerca delle parole chiave della pagina stessa. Il concetto di keyword density ormai è obsoleto e Google si affida a tecniche di analisi semantica molto più avanzate. E’ in grado per esempio di riconoscere sinonimi, parole derivate che utilizzano lo stesso lemma, parole correlate o logicamente connesse e così via. Rilevate le parole chiave, il motore inizia a sperimentare con le vostre pagine, visualizzandole agli utenti in posizioni inizialmente molto lontane dalla cima (Normalmente, ben oltre la posizione 100) e solo su cosiddette long tail: ovvero frasi chiave molto lunghe e poco ricercate dagli utenti. Google per ovvi motivi agisce in maniera conservativa privilegiando i risultati già consolidati rispetto ai nuovi risultati introdotti ogni giorno sul web. Se la vostra pagina piace agli utenti per una certa parola/frase chiave, il ranking di quella pagina crescerà per quella parola chiave ed inizierà a posizionarsi su short tail a traffico elevato. Se viceversa la pagina non piace, il ranking scenderà di conseguenza.

Esempio
Ritorniamo all’esempio della ricetta vegana e supponiamo che tratti una nuova ricetta per cucinare un hamburger di soia. Google potrebbe iniziare a sperimentare visualizzando la vostra pagina per le parole chiave “come cucinare un hamburger di soia“, “come si prepara un hamburger di soia” e “come si fa un hamburger di soia“. Solo se la vostra pagina piace agli utenti crescerà per queste parole chiave. Infine, se la vostra pagina piace talmente tanto da indurre gli utenti a condividerla in rete, inizierà a posizionarsi per short tail.  Per esempio “hamburger di soia”.

Anche le parole chiave vengono suddivise per cluster. Basta digitare qualche lettera nella casella di ricerca Google per accorgersene!
Anche le parole chiave vengono suddivise per cluster. Basta digitare qualche lettera nella casella di ricerca Google per accorgersene!

Frequenza delle scansioni

La frequenza sia delle scansioni sia delle elaborazioni è variabile da sito a sito: tipicamente siti che hanno già un ranking elevato per diverse parole chiave, contenuti aggiornati di frequente ed un buon traffico di visitatori vengono scansionati ed elaborati più volte al giorno mentre siti a basso Ranking, con contenuti meno dinamici e basso traffico vengono scansionati e rielaborati nell’arco di qualche settimana o di qualche mese. Anche su questo aspetto bisogna quindi avere pazienza: I siti neonati subiscono ricalcoli con frequenze molto basse e qualsiasi modifica facciate ai contenuti avrà quindi bisogno di settimane o mesi prima di essere “reinterpretata” dai vari motori.

A questa regola generale esistono diverse eccezioni grazie ad un’infinità di cosiddetti Triggers definiti da Google: regole particolari che scatenano scansioni, valutazioni e riposizionamenti molto rapidi dei siti spesso dovute a particolari tendenze che Google rileva nella giornata (Per esempio, eventi sportivi, incidenti, ecc.) e che hanno l’intento di offrire agli utenti informazioni aggiornate rapidamente.

Triggers ed altri eventi

Un esempio tipico dell’applicazione di un Trigger sono gli eventi catastrofici: Se Google in una data ora rileva una crescita anomala nel numero di ricerche sulla parola chiave “Terremoto”, immediatamente porta ai primi posti in classifica le pagine aggiornate di recente contenenti la parola chiave “Terremoto”. Questo tipo di posizionamento “istantaneo” tipicamente non perdura a lungo a meno che i visitatori non mostrino un interesse costante nel tempo nelle pagine del sito stesso. Un altro Trigger piuttosto conosciuto è il posizionamento casuale istantaneo: Talvolta Google decide di inserire temporaneamente in buona posizione siti che normalmente sono bassi in classifica, per analizzare come si comportano i visitatori con il nuovo risultato: Se i visitatori mostrano in qualche modo interesse nei contenuti (Rimanendo a lungo sul sito, iniziando a “parlare” del sito in rete e così via), Google valuta che il nuovo posizionamento del sito sia interessante ed automaticamente ne migliora la posizione in modo duraturo. Viceversa se durante questo lasso di tempo i visitatori non dimostrano interesse sufficiente, il sito perde il posizionamento istantaneo e torna alla sua posizione originaria.

Posizionamenti relativi e personalizzazione dei risultati in base alle informazioni che Google ha su di voi

A questi meccanismi si aggiungonouna serie di logiche che personalizzano il risultato per ogni singolo utente utilizzando la cronologia delle visite dell’utente, la sua posizione geografica, le metriche inerenti le preferenze dell’utente che Google ha (a vostra insaputa) raccolto e molti altri parametri che Google traccia al fine di restituire un risultato il più possibile pertinente con ciò che l’utente ha in qualche modo gradito in passato. Per questo motivo se visitate spesso un sito (Per esempio, il vostro!), Google tenderà a proporvelo nelle prime posizioni di ricerca per parole attinenti ai contenuti del sito stesso. Questo non significa assolutamente che il sito sia in quella posizione: significa solo che voi lo vedete in quella posizione perché Google sa che gradite quel sito. Tutti gli altri lo vedono nella sua posizione organica “naturale” che può tranquillamente essere decine o centinaia di posizioni più indietro. Per sapere con più accuratezza in quale posizione naturale si trova il sito, potete utilizzare le modalità di navigazione in Incognito di Google Chrome o Mozilla Firefox digitando la frase chiave per la quale vi interessa conoscere la posizione. Alternativamente potete utilizzare il nostro strumento per la ricerca del posizionamento (Attualmente sono supportati Google, Bing e Yahoo!)

L'Algoritmo di calcolo della posizione

Il processo di elaborazione e ricalcolo dei risultati di Google è piuttosto complesso. Google di fatto non ha mai rilasciato ufficialmente l’algoritmo di calcolo della posizione con cui vengono presentati i risultati, ha fornito però diverse volte informazioni più o meno dettagliate su quali siano le principali variabili delle quali Google tiene conto e di recente ha messo a disposizione di tutti una guida alla search engine optimization (Il link punta alla versione in Italiano) con alcune linee guida da seguire, per lo più tuttavia già conosciute a chi si interessa di SEO. La guida di Google tuttavia, omette volutamente alcuni parametri che sono invece molto importanti ai fini del posizionamento (Trovate l’indice della guida SEO aggiornata a questo link).

Le ragioni per cui Google non ha mai rilasciato la versione completa del proprio algoritmo di posizionamento sono almeno due:

  • La prima è che l’algoritmo in sé è coperto da Copyright ed è uno dei due elementi (L’altro è l’estrema semplicità d’uso) che ha consentito a Google di sbaragliare tutti gli altri concorrenti a fine anni ’90 grazie all’accuratezza dei risultati prodotti.
  • La seconda è che, conoscendo l’algoritmo, tutti sarebbero in grado di ottimizzare i propri siti al meglio per ottenere le prime posizioni ed i risultati quindi non sarebbero più attendibili per chi effettua le ricerche.

L’Algoritmo per la classificazione poi subisce piccole modifiche quasi quotidianamente e grandi modifiche ad intervalli più o meno regolari di qualche mese: Agli addetti ai lavori sono piuttosto note le modifiche denominate “Panda” e “Penguin” che nel 2012 hanno colpito vigorosamente il Web declassando (Ed in alcuni casi eliminando completamente) un buon numero di siti Web. Così come l’introduzione dell’algoritmo di machine learning nel 2016.

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